Autocostruzione
Restauro giradischi


Di cosa si tratta: Sony PS-1350

DESCRIZIONE:
Ciao Davide, sono Diego da Roma, ti scrissi qualche tempo fa circa una modifica estetica che feci sui miei diffusori Polk Audio SDA-1C, modifica che a beneficio dei curiosi è ancora visibile nella sezione “Pubblica le tue cose” del tuo sito (vedi OLD MODEL-NEW LOOK). Ovviamente il virus di questa passione non accenna minimamente a placarsi per cui, anche al fine di non stare troppo con le mani in mano perdendo il vizio, ho iniziato a guardarmi intorno alla ricerca di un giradischi vintage sul quale “operare” qualche modifica o miglioria. Ci pensavo da tempo, l"intento iniziale era quello di (ri)dotarmi di un giradischi vintage di buona fattura senza spendere troppo, ma soprattutto senza prendere fregature acquistando qualcosa di vecchio e inutile spacciato per tale e rivenduto a caro prezzo come recentemente va tanto di moda. Navigando sul web per circa un paio di mesi, mi sono infine imbattuto in un giradischi SONY PS-1350 veramente ben tenuto, un modello con trazione a cinghia risalente agli anni ‘70 piuttosto ben fatto, con meccanica interamente in metallo e braccio di massa medio-alta, dotato perfino della sua testina originale modello VL-32G in condizioni praticamente perfette (sebbene pesantemente sudicia) e di cinghia nuova, davvero niente male, venduto tra l"altro ad un prezzo onestissimo stante le condizioni, soli 100 euro; parlo di prezzo onesto poiché esistono disinvolti personaggi che con la scusa del vintage tentano di rivendere a ben altri costi prodotti dozzinali magnificandone ampiamente doti di pura fantasia. Tornando a noi, una volta giunto a casa col simpatico fardello ho immediatamente rimosso l"economica base in truciolato rivestita di vinile imitazione legno, davvero pessima ed in grado di far perdere parecchio del fascino estetico proprio di un giradischi. Ho quindi effettuato una profonda opera di pulizia tramite prodotti vari (alcool isopropilico, CRC, lubrificanti diversi etc.) ma devo dire che durante l"opera di pulizia ho notato con piacere che tranne una patina di sporcizia superficiale, peraltro nemmeno troppo marcata, l"oggetto era in condizioni concretamente perfette. La base superiore è, infatti, di spesso metallo verniciato grigio medio, e le uniche parti in plastica - di notevole robustezza tra l"altro - sono costituite dalle levette relative al cambio di velocità ed al sollevamento del braccio, levette comunque dotate di manopoline in metallo, nonché al supporto del braccio, provvisto tuttavia di anima in metallo. Ho poi rimosso il piatto lucidandolo con del Sidol, constatandone anche in questo caso la perfetta conservazione, niente graffi, abrasioni oppure, il che sarebbe stato anche peggio, intaccature perimetrali come purtroppo m"è capitato talvolta di vedere, segno inequivocabile di cadute accidentali; il tappetino l"ho asportato, lavato con acqua e sapone, ben asciugato e trattato infine con del silicone spray, processo che l"ha fatto tornare come nuovo, cosa che mi ha rallegrato data la particolarità della struttura definita da Sony come lunar platter, con i caratteristici cuscinetti ripieni d"aria al fine di ammortizzare le vibrazioni che potrebbero raggiungere il disco. E passiamo ora alla principale modifica: la totale ricostruzione della base. Devo dire che mi sono ingegnato a lungo su come unire praticità ed estetica, vale a dire in che modo ottenere un risultato piacevole senza spendere una fortuna accettando per di più risultati mediocri, qualcosa che per il mio senso estetico sarebbe, appunto, intollerabile. Scartata quindi l"ipotesi di far da me qualcosa di cui non sarei stato capace - non dispongo di macchinari idonei alla lavorazione ne ho la competenza necessaria - ho trovato una soluzione eccellente in un conoscente falegname di professione che con una cifra davvero ridicola, ha realizzato uno splendido plinto in massello di castagno francese lasciato al naturale. Le dimensioni ovviamente eccedono le originali, soprattutto in altezza, ma l"arrotondamento degli angoli ingentilisce parecchio un profilo altrimenti un po" troppo scatolare. Il resto è stato una vera passeggiata; tramite viti da legno e colla vinilica ho inserito all"interno un profilo da 15 x 20 mm onde ottenere il perimetro d"appoggio per la base superiore, mentre sulla parte inferiore ho avvitato il coperchio di fondo, realizzato con due tavole in MDF di dimensioni differenti (15 + 10 mm) disposte concentricamente al fine di ottenere, al contempo, sia lo spessore totale desiderato (25 mm) che lo scalino che realizza la battuta di chiusura (vedi foto) evitando complicate fresature. Gli originali piedini resilienti, seppure in perfetto stato di conservazione, ho dovuto sostituirli a causa dell"aumento di peso della nuova base; i nuovi vantano fattura e dimensioni parecchio diverse, sono in alluminio massiccio e misurano 40 x 17 mm (diametro + altezza) e sono dotati di un o-ring in gomma inserito in una fresatura in corrispondenza della base d"appoggio. Il cavo di alimentazione prevedeva in origine una vaschetta IEC che ho sostituito con un collegamento diretto, non così per il cavo di segnale, tagliato in parte e sostituito con due connettori RCA di ottima qualità dell"australiana Amphenol (senza esagerare ovviamente) con l"aggiunta di un morsetto di massa a parte. Il coperchio era effettivamente in discreto stato, privo di graffi importanti o cricche; in un primo momento l"ho trattato con lo stesso metodo utilizzato dai carrozzieri per il ripristino dei fari opacizzati ma i risultati non sono apparsi sufficienti per le mie aspettative, provvederò quindi alla sostituzione facendolo rifare, tra l"altro le molle delle cerniere originali sono ormai esauste. Et voilà, seppure le parole chiariscano meglio i vari passaggi, credo le foto siano molto più rappresentative, in ogni caso se penso alla spesa totale da me sostenuta, esattamente 180 euro (giradischi compreso!), sono veramente contento ed orgoglioso del risultato ottenuto.

SCHEDA FOTOGRAFICA:




















IMPRESSIONI:
Si ma…..il suono? Fin da subito mi sono reso conto che il giradischi era estremamente silenzioso, rotazione stabile con assoluta mancanza di rumori spuri, questo malgrado la testina originale fosse letteralmente incrostata di sporcizia. Per un certo periodo di tempo ho utilizzato quest"ultima, dopo averne ripristinato lo stato originale tramite energica pulizia con prodotti dedicati ai microscopi elettronici, e mi sono reso conto di come pur nella sua economicità - un po" come per la notissima Audio Technica AT-95E - questa testina non sia affatto male, dotata di un suono corposo e pieno, forse leggermente poco trasparente, ma nulla di eccessivo o insopportabile. Tra l"altro si deve considerare che le prestazioni dichiarate all"epoca, parliamo di quasi 35 anni fa, non erano affatto dissimili o peggiori da quelle che vantano oggi alcuni esponenti del mondo analogico di costo notevolmente maggiore, e posso assicurare che la cosa si avverte senza alcun problema. Per il resto, anche in considerazione dei giradischi e delle testine da me posseduti in passato (Audio Linear, Yamaha, Denon, Project, AKG, Grado, Ortofon tra gli altri), riconosco che questo “vecchietto” è stato una vera sorpresa, manifestando ancora oggi un rapporto q/p eccellente. Successivamente l"ho sostituita con una Sumiko Pearl, della quale approfitto per elogiare le ottime prestazioni, molto simile alle Grado come timbrica ma con una maggiore energia in gamma bassa, è stata davvero una scoperta ed ha consentito al sistema di fare un notevole balzo di qualità, consigliatissima quindi. In conclusione, questo “percorso” ha portato ad un risultato che supera ogni mia più rosea aspettativa, con prestazioni forse inimmaginabili se si fa esclusivo riferimento al valore commerciale del giradischi, ma fidatevi che messo dietro ad una tenda ingannerebbe più d"uno! Un cordiale saluto! Diego

Articolo di: Diego mail: jazzandroll@libero.it
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