Autocostruzione
Musica, riciclo e amicizia


Di cosa si tratta: Due vie in cassa chiusa con componenti AR18

DESCRIZIONE:
Una sera, tornando a casa in bicicletta dal lavoro sotto la pioggia, passo di fianco ad un mucchio di immondizia e la mia mente viene catturata da una targhetta AR dei tempi d'oro: un paio di malridotte e AR18 giace accatastata nel mucchio. Non ci penso un istante e le carico in qualche modo sul mezzo, cercando di non finire in terra o, peggio, in una pozzanghera. Inizia cosi una lunga fase di studio e restauro di questi pezzi di storia elettroacustica americana al terminale della quale scopro con sorpresa di preferire il suono di queste vecchie AR18 a quello delle più recenti Chario 1712 che per 20 anni mi hanno tenuto compagnia. Ma dato che l'appetito vien mangiando, scopro che le sorelle maggiori AR25 utilizzano esattamente gli stessi componenti delle più piccole 18. Quindi, rimediato del compensato da 18 mm di scarto (potrebbe essere di pioppo), traglio dei nuovi mobili con l'aiuto di un amico appassionato di musica come me: Larghezza 24.5 cm, altezza 47 cm, profondità 28.5 cm. Il volume interno passa dai 9 litri delle AR18 a ben 23 litri (le AR25 sono da 18 litri). Incollo il tutto con abbondante Vinavil, applico un sacco di silicone lungo tutti gli spigoli interni, aggiungo una serie di rinforzi e costolature interne per irrigidire ulteriormente i mobili. Sul posteriore della cassa pratico un altro foro tondo da circa 13 cm che poi tappo con lo sfrido circolare da 18 cm ottenuto dal foro dei woofer e installo due coppie di morsetti in modo da poter aggiungere eventuali resistenze in serie ai tweeter per attenuarne il livello (come previsto da AR) oltre che per poter giocare col biwiring/biampling. Dopo aver levigato il mobile con carta vetrata da 800, applico una mano di primer e due mani di vernice naturale trasparente per parquet, avanzo di un lavoro domestico di un amico. Infine cablo gli altoparlanti con cavi da 2.5 mm2 e posiziono un paio di sacchetti pieni di sabbia di fiume sul fondo di ciascun mobile, pressati al loro posto da un ulteriore rinforzo interno. Utilizzo nuovi condensatori a film in polipropilene (6uF totali e ben 250V) per il filtro sui tweeter da 1.25 pollici e cablo il woofer da 8 pollici senza alcun filtro, fedele ai progetti AR18 e AR25. Per riempire l'interno dei mobili uso il poliestere di un cuscino inutilizzato. In ultimo le griglie di protezione: realizzo delle cornici di legno che si possano semplicemente incastrare attorno alle staffe dei woofer e ricopro il tutto con del tessuto elastico nero e sottile.

SCHEDA FOTOGRAFICA:






IMPRESSIONI:
Il mio impianto è composto da: - Lettore CD Philips CD614, riempito di antirombo e con cavo di alimentazione più grosso - Giradischi Thorens TD126MkII, braccio SME, testina Grado black - Prephono TCC750 - Amplificatore autocostruito su base Fenice 20 - Cavi di potenza in rame solido, cavi di segnale tipo TNT "shield". Nel mio soggiorno di 20 m2 e con soffitto alto, le casse sono posizionate a circa 1/2 metro da terra, con sufficiente aria intorno. L'impianto ha ora bei bassi, corposi e precisi, che ben bilanciano la brillantezza dei tweeter che sulle AR18 era eccessiva. Precisione, dettaglio, dinamica e tanto calore e delicatezza. Jazz, classica, piccoli ensemble e voci sono semplicemente deliziosi da ascoltare. Pianoforte e strumenti a corde bellissimi. La musica orchestrale piacevole. Ho provato altri amplificatori più tradizionali ma, nonostante i soli 87db di efficienza dichiarati da AR, preferisco comunque il connubio col Fenice 20 e i suoi pochi Watt, anche se ammetto che abito in un condominio e non amo i volumi da discoteca. Sono molto soddisfatto del risultato, perseguito praticamente a costo zero. Le Chario le ho date a un secondo amico (il primo ha già fin troppe casse).

Articolo di: Paolo mail: p.cecconi@email.it
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